Da spettatori a tifosi
Mai un massacro ha avuto tanti sostenitori come quello contro i palestinesi.
Nel 1994, a sostenere chi stava commettendo il genocidio dei Tutsi, c’era solo la Francia. Altri paesi avevano lucrato vendendo armi a chi le avrebbe usate per massacrare, ma a schierarsi apertamente in favore di chi il massacro l’aveva pianificato e lo stava eseguendo c’era solo Parigi.
Il Belgio, in quanto paese ex coloniale, aveva un rapporto ambiguo con il piccolo paese africano. I belgi erano detestati in quanto oppressori di un tempo, tollerati perché coinvolti in molti affari.
Ma il sentimento prevalente negli altri paesi era il disinteresse.
Gli Stati Uniti, in particolare, guidavano il fronte di chi voleva lavarsene le mani. Madeleine Albright, ambasciatrice di Washington all’ONU, scherniva chi voleva intervenire per fermare la mattanza.
Come tutte le persone dotate di un briciolo di umanità, ho sperato che quanto accaduto in Rwanda non si ripetesse mai più. Come tutte le persone dotate di un briciolo di buon senso, ho temuto che potesse accadere ancora e che la risposta dei paesi più potenti del mondo - che in quanto tali potrebbero fare qualcosa - sarebbe stato, di nuovo, il disinteresse.
Così è stato, in tante occasioni e davvero è difficile citarne solo alcune ma lo faccio lo stesso: il massacro dei Rohingya in Myanmar, i tanti massacri in Sudan.
Mai però, mi sarei aspettato di vedere un genocidio con così tanti tifosi.
Israele sta massacrando i palestinesi e al fianco di Israele c’è la maggioranza dei paesi più industrializzati, i paesi più potenti. Difficile descrivere la situazione in modo diverso: gli Stati Uniti d’America, prima potenza mondiale, danno a Israele carta bianca e credito illimitato. In Europa, l’unico paese di primo piano che tenta di rompere il sostegno incondizionato a Israele forse è la Spagna.
Gli altri, anche quelli che si dichiarano intenzionati a riconoscere lo stato di Palestina, stanno senza esitazioni dalla parte di chi il genocidio lo sta compiendo. Diversamente applicherebbero sanzioni oppure eviterebbero di dire che se Netanyahu finisse sul loro territorio non lo consegnerebbero alla Corte Penale Internazionale.
In Italia stanno - senza se e senza ma - con chi commette i massacri Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia. A sinistra mi ha colpito sentire Elly Schlein condannare quello che succede facendo sempre ben attenzione a nominare, come colpevole, ‘il governo di Netanyahu’, come se ‘Bibi’ fosse lì per un incidente di percorso e non fosse invece il primo ministro più longevo di sempre del paese.
Alimentano il genocidio molte aziende, denunciate nel rapporto di Francesca Albanese.
Sta dalla parte di chi commette il genocidio buona parte della stampa italiana, e non parlo solo di personaggi come David Parenzo, ma anche del ‘raffinato’ Corriere della Sera che, per negare l’esistenza stessa di un genocidio, pubblica un pezzo ignorante a firma di Ernesto Galli della Loggia.
Stanno dalla parte di chi commette il genocidio la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino e l’assessora all’istruzione di Biella Livia Caldesi, che vorrebbero impedire alle scuole di manifestare il loro sgomento per quello che sta accadendo. E come loro tanti, tanti, davvero tanti altri che con gesti più o meno grandi cercano di reprimere ogni forma di protesta.
Ovviamente tutte queste persone non pensano di stare dalla parte di chi commette un genocidio, perché sostengono che il genocidio non ci sia, anche se è sempre più difficile negarlo, dopo che l’ennesimo organismo composto da persone che l’argomento lo conoscono, si è espresso in tal senso (e in ogni caso, i massacri li dovrebbero vedere, anche se non vogliono usare la g-word).
Ma c’è anche chi sta dalla parte di chi massacra perché è tutta colpa di Hamas, che Israele si sta solo difendendo, senza neppure farsi venire il dubbio che uccidere bambini in coda per del cibo c’entri qualcosa con la lotta ad Hamas. O, ancora, c’è chi vede antisemitismo dappertutto (tranne che a casa propria, come accade a Fratelli d’Italia, che continua a onorare il padre nobile Almirante, promotore delle leggi razziali del ‘38).
Sì, di contro ci sono tante persone che protestano, che sono contrarie a quello che Israele sta facendo, che fanno donazioni, che ci mettono anima, corpo e prendono anche molti rischi personali.
Non sono poche e non vanno dimenticate. Però non sono abbastanza. I governi che stanno dalla parte di Israele sono saldi e se vacillano non vacillano per il sostegno che danno a un genocidio e se verranno sostituiti verranno sostituiti da forze ancora più schierate dalla parte di Israele com’è successo negli Stati Uniti d’America.
Lo scrittore e giornalista Omar El Akkad ha intitolato il suo libro - fondamentale, secondo me - Un giorno tutti diranno di essere stati contro. Temo che quel giorno sia ancora molto lontano.
Foto di SİNAN ÖNDER: https://www.pexels.com/it-it/foto/fotografia-di-messa-a-fuoco-selettiva-di-candele-tealight-243125/

