Ibiza o Capo Nord?
Il cambiamento climatico non è solo una sciagura: è pure un casino.
Dunque farà sempre più caldo, a causa del cambiamento climatico? Non necessariamente, anzi: potrebbe fare più freddo, molto più freddo. Me ne rendo conto, non ci si capisce molto: avremo caldo o avremo freddo?
Il fatto è che il cambiamento del clima potrebbe produrre un 'capovolgimento meridionale della circolazione atlantica'.
«La notizia, diffusa il 15 aprile, è che alcuni scienziati hanno esaminato di nuovo il sistema di circolazione oceanica e sono convinti che, a seguito del deterioramento climatico che sta cambiando la temperatura e la salinità dell’acqua marina, abbia più probabilità di collassare di quante ne abbia di non collassare», scrive George Monbiot su Internazionale oggi in edicola.
Per il nord Europa sarebbe un disastro. Lo sarebbe anche nel resto del mondo, ma Londra, nello specifico, si troverebbe completamente bloccata dal ghiaccio. A Edimburgo e Oslo le temperature potrebbero arrivare anche a -30 e più in basso ancora.
Il titolo dell'articolo di Monbiot è Una catastrofe in arrivo di cui nessuno parla. In effetti non se ne parla, e l'autore spiega anche perché non se ne parla (e non c’entra il fatto che la scena se l’è presa la grazia a Nicole Minetti, cosa che all’estero forse non interessa molto).
Ma nel caso ne volessimo parlare, come ne dovremmo parlare? Io ci vedo due problemi.
Primo, non si capisce più se con il cambiamento climatico avremo più caldo o più freddo. C’è uno studio, serio, secondo cui a Londra, nel 2050 ci sarà il clima che adesso c’è a Barcellona. E invece, qualche giorno fa, dice che Londra sarà come l’Alaska.
Secondo, ma come si fa a digerire notizie così catastrofiche? Di problemi ne abbiamo già tanti, adesso, in presa diretta: il nostro cervello, anzi, la nostra pancia, non ce la fa a proiettarsi in questo scenario da incubo.
O almeno io non ce la faccio. La mia reazione è "ok, adesso chiudo il giornale, apro un romanzo, gioco a SuperMario con mio figlio, leggo qualcosa sul Toro...". E, soprattutto, faccio finta di non aver letto quello che ho letto.
È per problemi come questi, che con l’amico e collega Nicola Grande e io abbiamo scritto I cappelli di Van Gogh, che è un monologo (ma anche un podcast).
L'immagine l'ho realizzata con LeChat, assistente AI di Mistral (azienda europea).

