In lode a Biella
Perché è un posto bello dove vivere nonostante quel che viene fuori in questi giorni.
In questa vicenda di trattorie sulla Tuscolana in odor di mafia c’è una protagonista che resta un po’ sullo sfondo: Biella. Il feudo di Delmastro, la sede della società ‘le cinque forchette’, messa in piedi da ‘sprovveduti’ biellesi che fanno società senza sapere con chi le fanno e nonostante questo assumono incarichi prestigiosi e rilevanti per tutta la collettività (incarichi che, si badi bene, stanno lasciando solo in parte o per finta, come nel caso di Elena Chiorino, che lascia la vicepresidenza della Regione Piemonte ma si tiene deleghe cruciali come quella al lavoro).
Biella, in anni non lontanissimi, è stata la capitale galattica del tessile (ora non lo è più e lo patisce). Ha una storia importante: tanto per dirne solo due, da Biella arrivano la famiglia Sella e la famiglia La Marmora, che hanno avuto un ruolo centrale nell’unità d’Italia e nell’imprenditoria del paese (a proposito di imprenditoria, di Biella erano anche Aiazzone e la prima TV privata: è posto di sperimentazioni e, come si sa, alcuni esperimenti funzionano, altri no).
Il biellese è bellissimo, ha una varietà di paesaggi davvero rara. Non ha nulla da invidiare a Langhe e Monferrato e forse a non rendersene conto sono soprattutto i biellesi. È che i biellesi hanno un po’ di problemi a raccontarsi, o anche a farsi raccontare.
Strappare lungo i bordi è una serie di Zero Calcare ambientata in parte a Biella. Quando uscì, alcuni amici romani mi scrissero per dirmi «adesso abbiamo capito perché sei andato a vivere a Biella: è bellissima». In effetti, Zero Calcare l’ha ritratta benissimo e l’ha pure migliorata, togliendo le auto del borgo del Piazzo - che è quello che si vede nella foto di testa, ed è meraviglioso - e facendo pure arrivare il freccia rossa, a Biella, roba che noi pendolari senza manco un diretto per Milano ci siamo messi a piangere.
Eppure, la reazione dell’amministrazione fu di sdegno, perché in Strappare lungo i bordi si parla di suicidio. La protagonista non si era certo tolta la vita per ‘colpa di Biella’, ma tanto è bastato ai rappresentanti della città per protestare. E perdere l’occasione di valorizzarne la bellezza.
Arrivare a Biella, per me è stato un po’ spiazzante. Dopo decenni vissuti tra Roma, Torino e Milano, dovevo abituarmi a cose strane. Tipo che se un automobilista ti vede in prossimità di attraversare sulle strisce pedonali si ferma e aspetta che tu passi. Io, le prime volte, stavo fermo attendendo che l’auto transitasse, l’automobilista aspettava che mi muovessi io e così si bloccava il traffico.
Vivere a Biella, legare con l’ambiente e le persone, è stato davvero facile.
Biella è la città dove mia moglie e io siamo venuti a vivere per scelta, nella convinzione che, tra quelli che ci potevamo permettere, fosse il posto migliore dove far crescere nostro figlio e per noi due.
Ed è ancora così. Biella è meglio di quello che potrebbero far pensare le cronache di questi giorni. Speriamo di riuscire a dimostrarlo, quanto prima.


