Le nostre ombre
Michel Bussi, uno dei più affermati scrittori contemporanei, ci mette di fronte al genocidio dei Tutsi
L’orrore a Gaza e in Sudan, l’invasione dell’Ucraina, le destre estreme al potere negli USA e in alcuni paesi dell’Europa. È un periodo terribile, in cui ci sembra che possa accadere qualsiasi cosa. Eppure è negli anni Novanta in cui negli USA c’era il democratico Clinton e in Francia il socialista Mitterand che è esplosa la violenza più intensa mai vista nella storia.
Siccome non ci ha toccato più di tanto, però, l’abbiamo lasciata in ombra. D’altra parte, in quel periodo bastano le guerre davanti a casa, nella Jugoslavia in disfacimento: non c’è bisogno di occuparsi anche di quel che accade in Africa, non c’era motivo di interessarsi al genocidio dei Tutsi.
Così, il massacro che per intensità di violenza non ha uguali nella storia, con un milione di morti in cento giorni, passa quasi sotto silenzio.
A settembre del 1993 Michel Bussi inizia a insegnare geografia politica all’università di Rouen. Pochi mesi dopo, tra l’aprile e il giugno del 1994, in Rwanda viene commesso un genocidio.
La Francia ha un ruolo centrale in quella tragedia: da decenni sostiene il presidente Juvenal Habyarimana, alla corte dei quali prosperano gli estremisti che pianificano e organizzano il genocidio. QuandoHabyarimana viene ucciso, la sera del 6 aprile 1994, sono gli estremisti a prendere il potere. Il presidente Mitterand e il governo di Parigi si schierano senza esitazioni dalla loro parte.
La situazione è chiara: la forza estremista, che va sotto la sigla di ‘Hutu Power’, ha preso il controllo del paese e sta eseguendo il più veloce e intenso massacro di tutti i tempi. Eppure, in Francia, il livello d’informazione è nullo, il dibattito è assente e quando se ne parla, si classifica l’evento come un ‘doppio genocidio’.
«Cosa può fare la Francia, quando dei capi africani decidono di regolare i loro conti con il machete?», si chiede retoricamente Mitterand.
A partire dal 1994, Michel Bussi raccoglie dati, documenti, legge le opere dei più importanti studiosi del genocidio dei tutsi e con uno dei più autorevoli tra di loro, Patrick de Saint-Exupéry, va a visitare il Rwanda.
A distanza di trent’anni, dopo essere diventato uno degli scrittori di maggior successo dei nostri tempi, torna su quella tragedia e inizia a scrivere Le ombre del mondo. Lo fatto con i suoi strumenti, quelli di un autore di gialli, che gioca su suspense e colpi di scena. Da grande scrittore di fiction si prende la licenza di inventare laddove la ricerca storica e quella giudiziaria ancora non sono riuscite a mettere l’ultima parola, e cioè sull’attentato all’aereo presidenziale che, di fatto, ha dato il via al genocidio.
Bussi spiega il genocidio dei Tutsi anche a chi non ne sa nulla. Fa capire il ruolo del colonialismo, racconta l’odio costruito ad arte, giorno dopo giorno. E, soprattutto, entra nel ruolo decisamente negativo giocato dalla Francia. Un ruolo su cui hanno studiato e scritto molti autori francesi ma su cui la politica zoppica ancora.
Non è, naturalmente, una storia che riguarda solo la Francia. Nel genocidio dei tutsi s’intrecciano tanti argomenti che sono di una grandissima attualità: il ruolo dei diritti umani, nelle politiche estere dei paesi. Il commercio delle armi, perché un milione di morti non è stato fatto solo a colpi di machete (che peraltro sono stati acquistati proprio per essere usati come armi), ma anche con fucili, granate, mitragliatori.
E, soprattutto, la storia del genocidio dei tutsi dovrebbe aiutarci a capire la forza delle parole, dei discorsi d’odio. Cosa su cui siamo ancora analfabeti, nel ‘mondo occidentali’ come si vede dai dibattiti politici o dalle stupidaggini del tipo ‘non si può più dire niente’ o dallo sdoganare l’incitamento alla discriminazione come ‘libertà di pensiero’.
Spero di cuore che Le ombre del mondo venda moltissimo e che porti alla nostra attenzione quello che è stato l’evento chiave della fine del Novecento. Perché la tragedia del Rwanda mette in luce, con una chiarezza straordinaria, i motivi della debolezza della comunità internazionale. Debolezza di cui paghiamo le conseguenze anche oggi, anzi, oggi più che mai.
Michel Bussi, Le ombre del mondo, Edizioni e/o, traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca, 2025.
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Per approfondire, suggerisco qualche podcast
Istruzioni per un genocidio, che è anche un libro
La famiglia, che è anche un libro

