L'intenzione
Perché ci sia un genocidio occorre dimostrare la volontà di sterminare un popolo. Nel massacro a Gaza mi sembra non sia molto difficile.
Nel 1951 entrò in vigore la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, approvata dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1948, che oggi è ratificata da oltre centocinquanta stati. Tra quell’anno e il 2025 nel mondo sono stati commessi un numero enorme di massacri. Ma solo tre sono stati definiti ufficialmente ‘genocidi’.
Sono quello commesso in Cambogia negli anni Settanta, quello in Rwanda nel 1994 e quello a Srebrenica del 1995. Non hanno ottenuto questa etichetta per una questione di ‘numeri’ anche se nei primi due il numero di persone uccise supera il milione. In Rwanda, in particolare, gli estremisti hutu sono riusciti ad ammazzare tutsi e hutu considerati traditori a un ritmo mai visto in nessuna altra parte del mondo, in nessun momento della storia: un milione di morti in circa cento giorni.
Ma quando la magistratura internazionale ha giudicato questi crimini, ha valutato altro, per definirli ‘genocidi’.
Cosa sia un genocidio lo spiega la Convenzione sul genocidio. L’articolo II elenca i cosiddetti ‘atti di genocidio’ contro un gruppo che può essere «nazionale, etnico, razziale o religioso»: uccisioni, lesioni gravi all’integrità fisica e mentale, imporre condizioni di vita che provocano la distruzione del gruppo (tipo ridurre alla fame), impedire le nascite, trasferire altrove i fanciulli.
Di ‘atti di genocidio’ se ne sono visti e si continua a vederne parecchi. Ma non bastano, affinché scatti la classificazione. Bisogna dimostrare che chi li commette ha «l’intenzione di distruggere tutto o in parte» il gruppo sotto attacco.
In Cambogia, Rwanda e a Srebrenica, questa intenzione è stata dimostrata. In altri casi no: la magistratura talvolta ha escluso che ci fosse, in altri casi non è stata in grado di provarla (peraltro la magistratura internazionale fa poco, senza il consenso politico, quindi in molti casi neppure ha potuto lavorare).
Su quello che Israele sta facendo a Gaza, però, non dovrebbero esserci molti dubbi. I cosiddetti ‘atti di genocidio’ sono tanti e sono documentati, nonostante l’enorme difficoltà per giornalisti e associazioni indipendenti a raccontare quello che succede.
In quanto all’intenzione «di distruggere tutto o in parte» il gruppo dei palestinesi, sono le autorità israeliane stesse a non farne mistero. Da dopo l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre 2023, l’associazione Law For Palestine ha iniziato a raccogliere le dichiarazioni rilasciate da membri delle forze armate, personaggi pubblici, giornalisti e, soprattutto, membri del governo e del parlamento israeliani.
Il database online ne raccoglie a oggi, 26 agosto 2025, quasi cinquecento. Sono dichiarazioni pubbliche, rilasciate ai media, in incontri aperti, scritte sui social. Dichiarazioni che non sono mai state ritrattate, ridimensionate, smentite, condannate da qualche autorità.
Per dare un’idea, sono dichiarazioni di questo tenore.
«Questi sono animali, non hanno il diritto di esistere. Non discuto su come vada fatto, ma devono essere sterminati». 9 ottobre 2023 Yoav Kisch, ministro dell’educazione
«Cancellate Gaza. Nient’altro ci soddisferà. Non è accettabile che manteniamo un’autorità terroristica accanto a Israele. Non lasciare neanche un bambino lì: espellete tutti». 10 ottobre 2023, Nissim Vaturi, speaker della Knesset.
«Boogie Ya'alon non vuole che l'IDF uccida bambini e donne a Gaza. Che problema ha? Vergognati, Boogie, qui c'è uno Stato». 15 marzo 2025, Ayala Hassan, giornalista, in risposta all’ex chief of staff dell’IDF che aveva condannato la pulizia etnica in atto a Gaza.
«Chi ti fa pietà? Lì a Gaza sono tutti terroristi, chi ti fa pietà? Gaza dovrebbe essere cancellata». 15 marzo 2025, Eyal Berkovich, giornalista ed ex giocatore di calcio.
«Ciò che è stato fatto a Gaza è una vergogna che non sia stato fatto di peggio. Non ci sono innocenti. [...] Spero che mio figlio [soldato] uccida chiunque gli si pari davanti con l’intenzione di nuocere allo Stato di Israele, compresi i bambini». 13 maggio 2025, Michal Waldiger, membro della Knesset.
Questo è solo un centesimo delle dichiarazioni raccolte da Law For Palestine. Se si mettono tutte insieme e si considera anche quello che l’esercito israeliano sta facendo a Gaza, credo sia molto difficile non definire genocidio quello che sta accadendo (ed è anche difficile negare che, in Israele, tutto ciò abbia un forte consenso). Ma la magistratura internazionale si esprimerà, se la politica non gli impedirà di farlo, e il suo parere - in un senso o nell’altro - sarà ovviamente molto più fondato, credibile e autorevole di quanto possa essere il mio.
Su cosa significhi, in pratica, riconoscere un genocidio, vale la pena scrivere un altro post.
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Foto di Zeliha Çeken: https://www.pexels.com/it-it/foto/uomo-con-bandiera-che-si-manifesta-18760791/

