Reinventare la ruota
È frustrante dover discutere, per l'ennesima volta, del confine tra libertà di espressione e incitamento all'odio.
No, non è vero che ogni idea ha diritto di cittadinanza. No, non è vero che ogni opinione è lecita e no, non è vero che la cosa migliore da fare è sempre confrontarsi e dibattere, evitando (presunte) censure.
È frustrante dover tornare per l’ennesima volta su queste cose, è deprimente vedere persone intellettuali (riconosciute o sedicenti) che difendono il diritto (diritto?) della casa editrice Passaggio al Bosco di partecipare alla fiera Più libri più liberi.
Ci sono montagne di cadaveri a dimostrare dove portano idee come quelle naziste, ci sono violenze tutti i giorni che ci spiegano che fine si fa, quando si comincia a parlare di esseri umani migliori di altri non per quello che fanno ma per come sono nati.
Ma non credo occorra farla lunga. Vorrei solo ricordare che, per fortuna, un po’ di strada l’abbiamo fatta e dovremmo ricordarcene, prima di reinventare la ruota. Un fatto su tutti.
Al tribunale di Arusha, chiamato a indagare e punire i crimini connessi al genocidio dei Tutsi in Rwanda, finirono alla sbarra anche dei giornalisti. Con le loro mani non avevano commesso neanche un singolo fatto di sangue, nonostante ciò ricevettero condanne anche all’ergastolo.
John Floyd, avvocato statunitense che difendeva uno dei giornalisti imputati disse che sotto processo, ad Arusha, c’era «la libertà di stampa e intellettuale» e ciò, nel suo paese non sarebbe mai potuto succedere, perché il primo emendamento alla Costituzione sancisce la libertà di opinione.
Gli rispose un suo compaesano, Stephen Rapp, dell’ufficio del procuratore: «negli Stati Uniti chi diffonde pubblicamente false informazioni può essere condannato per frode. Qui la situazione è analoga, anzi è peggiore».
La corte diede ragione a Rapp e condannò i giornalisti.
«Voi eravate pienamente consapevoli del potere delle parole e avete usato la radio e i mezzi di comunicazione per disseminare odio e violenza - recita la sentenza - senza machete, armi da fuoco o di altro genere avete causato la morte di migliaia di civili innocenti».
Questo succedeva nel 2003. Oggi, dopo più di vent’anni, possiamo non far ripartire il dibattito da zero? Possiamo dire che non si possono pubblicare e meno che mai promuovere libri che esaltano l’opera delle SS, l’antisemitismo, il razzismo? Oppure dobbiamo ripartire sempre da zero, magari ripetendo per l’ennesima volta la cialtronata attribuita a Voltaire secondo cui bisogna essere pronti a dare la vita per far sì che chi dice anche cose orribili abbia diritto di dirle?

