Vivere (e bene!) con la crisi climatica
La lotta alla crisi climatica è un problema di diritti umani e lo è sin dall'inizio.
Penso che chi parla di crisi climatica e di transizione ecologica (e ovviamente mi ci metto in mezzo) abbia commesso un errore. Non uno solo, d’accordo, ma ora vorrei ragionare su uno in particolare. Parlare del cambiamento climatico come un grande pericolo - anzi, il più grande - per l’umanità. L’errore non sta nel definirlo un pericolo, perché la crisi climatica porta un sacco di guai, grandi e piccoli.
L’errore, secondo me, sta nel dire che porterà danni a tutta l’umanità.
Non è vero, ci sono e ci saranno persone che vivranno benissimo, in mezzo alla crisi climatica.
Collasso
Nel mare di newsletter a disposizione, a mio parere, si distingue Medusa, a cura di Matteo De Giuli e Nicolò Porcelluzzi. Esce ogni due mercoledì e si occupa del cambiamento in atto nel mondo, cambiamento trainato principalmente dalla crisi climatica. Mi piace per gli argomenti, per la capacità di collegare argomenti, per la cura nella scrittura che davvero mi sembra parecchie spanne sopra quello che leggo di solito in giro.
Il numero 200, rilasciato il 14 gennaio, si intitola Collasso e potrebbe avere come sottotitolo ‘come cavolo stiamo messi, con la lotta alla crisi climatica?’. Matteo De Giuli ricorda la speranza del 2019, quando decine di milioni scendevano in piazza per chiedere un cambiamento deciso in quel modo di produrre che devasta l’ambiente in cui dobbiamo vivere. Ma sono successe tante cose, da quel 2019, e la lotta alla crisi climatica è uscita dall’elenco delle cose di cui ci preoccupiamo di più. Siamo messi male, insomma.
Effetto Trump
Per quanto riguarda la lotta al cambiamento climatico, non sono sicuro che il danno peggiore prodotto da Donald Trump derivi dal fatto che lui non ci crede e che si sia messo al servizio delle compagnie petrolifere. L‘editoriale di Giovanni De Mauro su Internazionale del 16 gennaio racconta di una cena dell’aprile di due anni fa in cui i petrolieri statunitensi vanno a chiedere i suoi favori, nella speranza ben riposta che poi avrebbe vinto le elezioni presidenziali. Molto ingordi, questi magnati, perché gli USA, in quel periodo in cui alla presidenza c’era Biden alla presidenza, producevano più petrolio di quanto ne avesse mai prodotto nessun paese.
Penso che più Trump parla di cambiamento climatico, meglio è. Con le sue sparate tiene alta l’attenzione sull’argomento e dimostra l’assoluta inconsistenza di chi ancora dice che la crisi climatica è una bufala.
Credo che i danni maggiori al clima Trump li faccia attaccando la libera scienza ma anche costringendoci a parlare di altro, ad esempio del suo imperialismo, del suo bullismo, dei suoi attacchi quotidiani alle libertà individuali delle persone, cominciando da quelle più deboli ed emarginate ma non risparmiando nessuno. Così, notizie tipo il continuo innalzamento della temperatura della Terra passano in secondo piano.
Siamo stupidi se pensiamo che siano stupidi
Su Trump non saprei dire, ma davvero pensiamo che le persone più ricche e potenti del mondo (tra cui petrolieri e capi di aziende tecnologiche) credano che la crisi climatica non esista? Davvero non ne conoscono i rischi? Lo ritengo molto improbabile, non sono così stupidi (anche se sulla salute mentale di uno come Peter Thiel, fondatore di PayPal, qualche dubbio è lecito).
Più semplicemente, questi signori si fanno due conti. Da un lato c’è il fare la propria parte nel contrastare il cambiamento climatico; dall’altro c’è il continuare a incrementare i propri profitti, senza mettere in discussione quei meccanismi che la crisi climatica la producono.
La loro valutazione è che la seconda via, cioè procedere con il business as usual gli conviene di più, e molto probabilmente hanno ragione. Sono talmente pieni di soldi che anche in un mondo profondamente cambiato dalla crisi climatica troveranno il modo di sfangarla e viversela bene
Survival!
Scrive Matteo De Giuli in Collasso (citazione un po’ lunga ma merita) «ci sono già oggi gruppi più spietati, potenti e preparati di noi, pronti a sottrarci cibo e risorse. Qualche anno fa, nel suo Solo i più ricchi, Douglas Rushkoff raccontava di aver attirato l’interesse di alcuni miliardari della Silicon Valley grazie alla sua reputazione di teorico dei media e conoscitore delle dinamiche della società. Le domande che gli rivolgevano non riguardavano il bene comune, ma le modalità con cui loro, i super-ricchi, avrebbero potuto proteggersi da un collasso che davano per scontato già da tempo. Alcune delle idee che misero sul tavolo: l’uso di serrature con combinazioni speciali per proteggere le scorte di cibo. L’ideazione di collari elettrici disciplinari con cui controllare le proprie guardie. La costruzione di robot da impiegare per sicurezza militare e altri servizi. Gli scenari a cui erano più interessati, e quindi quelli che ritenevano più probabili: nuove pandemie, caos climatico, guerre civili, blackout tecnologici».
È così sin dall’inizio
Insomma, parlare di ‘pericolo per l’umanità’, quando si parla di crisi climatica penso sia fuorviante e sbagliato. Perché c’è di tutto, dentro l’umanità, ci sono incredibili idioti e impensabili egoisti, così come ci sono anche persone con molte virtù, per carità. E soprattutto c’è chi vivrà bene, molto bene, anche in mezzo alla crisi climatica e che per questo motivo non ha nessun interesse a frenarla, la crisi climatica.
L’impegno contro la crisi climatica è una lotta in favore dei diritti e il benessere delle persone nel mondo, di tutte le persone in ogni angolo del mondo, ed è così fin dall’inizio.
Foto di Michael Steinberg: https://www.pexels.com/it-it/foto/lingotti-d-oro-366551

